Suicidi e tentati suicidi: ecco perché occorre un monitoraggio aggiornato. Dati fermi al 2017. Così nasce l’Osservatorio Suicidi della Fondazione BRF

osservatorio suicidi

Dati mancanti dal 2017. Per questo la Fondazione BRF ha deciso di istituire un Osservatorio Suicidi. Anche perché il fenomeno continua a mietere vittime.

Un’estremità della cintura dell’accappatoio avvolta attorno al collo e l’altra legata al termosifone del bagno. Così ha perso la vita la piccola di soli 10 anni di Palermo il 20 gennaio scorso. Vani sono stati i suoi tentativi di rianimarla in attesa dell’arrivo del 118. Un altro episodio molto simile, ma con finale – grazie al cielo – differente è avvenuto in una scuola elementare nell’alto leccese, dove una bimba di appena 9 anni ha tentato di impiccarsi nei bagni dell’istituto. Le maestre sono riuscite a salvarla in tempo, allertate da alcune compagne di classe. Il fil rouge che unisce queste drammatiche vicende è una quanto mai macabra sfida sull’app Tik Tok, la cosiddetta blackout challenge, che prevede il soffocamento autoindotto per il maggior tempo possibile. 

Diversa situazione quella verificatasi a Roma, quartiere Trieste, nei primi giorni di febbraio, dove una giovane assistente di volo di venticinque anni si è gettata dal balcone. Una storia tragica, resa ancora più dolorosa dal sospetto concreto che al profondo stato di depressione in cui versava la ragazza possa aver contribuito in qualche modo anche il licenziamento avvenuto negli ultimi giorni di lockdown, da parte della compagnia aerea per la quale lavorava. 

Queste sono solo alcuni delle tante, troppe storie di persone che sono arrivate al limite e che sono state raccolte nell’Osservatorio suicidi della Fondazione BRF.

Come raccontato anche dai fatti di cronaca sopracitati, tra le fasce più colpite da un elevato livello di ansia e forte disagio psichico ci sono gli adolescenti in età scolastica: con la sospensione ad interim delle lezioni in aula, in favore di una DaD (Didattica a Distanza) che ha sostituito il contatto con i compagni e l’instaurarsi di nuove amicizie fra i banchi, l’isolamento sociale persistente di cui ancora non si vede una fine precisa ha prodotto stati di panico e forte inquietudine. Un’altra categoria particolarmente colpita è quella dei lavoratori che, per caratteristiche proprie della loro mansione, non sono potuti andare in smart working… 

 

VUOI CONTINUARE A LEGGERE? CLICCA QUI E SCARICA GRATUITAMENTE LA RIVISTA “PROFESSIONE SANITA’”