Parkinson, così il trapianto di feci può migliorare i sintomi. Alla luce dello stretto legame tra batteri intestinali e la patologia neurodegenerativa ecco quanto emerso da un nuovo studio belga

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Un team di ricerca belga ha dimostrato che trapiantare le feci di persone sane nell’intestino di pazienti con Parkinson migliora i sintomi motori come tremori e rigidità. Lo studio evidenzia lo stretto legame tra la malattia neurodegenerativa e i batteri intestinali. Il trapianto potrebbe giovare a molte persone con la malattia neurodegenerativa. È quanto emerso da un nuovo
studio che ha dimostrato lo strettissimo legame tra la diffusa patologia neurodegenerativa e la flora batterica intestinale. Ad esempio, una ricerca dell’Università dell’Alabama di Birmingham ha evidenziato che, nelle feci dei pazienti con Parkinson, sussistono significative differenze nella composizione dei batteri. Tra le famiglie divergenti figurano Lactobacillaceae, Bifidobacteriaceae, Christensenellaceae, Pasteurellaceae e altre. Un’altra indagine più recente ha invece trovato una correlazione con la presenza del batterio Desulfovibrio.

Secondo gli studiosi, la neurodegenerazione del Parkinson è provocata da grumi di una proteina mal ripiegata chiamata alfa-sinucleina.
In parole semplici, si pensa che questi aggregati si formino nella parete intestinale e, attraverso il nervo vago, siano in grado di raggiungere il tessuto cerebrale dove distruggono i neuroni dopaminergici (produttori di dopamina); ciò innesca i sintomi tipici del Parkinson come quelli motori, ovvero tremori, rigidità a difficoltà mantenere l’equilibrio. Tra gli altri sintomi sibillini anche stitichezza, disturbi del sonno e perdita dell’olfatto. Gli esperti ritengono che sia proprio la disregolazione del microbiota intestinale a favorire gli accumuli di alfa-sinucleina mal ripiegata, poi “spedita” attraverso il nervo vago al cervello.

A suggerirlo anche uno studio guidato da scienziati del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), in base al quale la recisione del nervo vago abbatte il rischio di ammalarsi di Parkinson del 40 percento. Alla luce dello stretto legame tra batteri intestinali e la patologia neurodegenerativa, i ricercatori hanno ipotizzato che trapiantare feci di persone sane in pazienti con Parkinson allo stadio iniziale avrebbe potuto offrire dei benefici nella sintomatologia, grazie all’alterazione benefica indotta alla flora batterica. Ed è esattamente ciò che è stato scoperto. A condurre l’esperimento un team di ricerca belga composto da scienziati dell’Ospedale Universitario di Ghent, della Facoltà di Medicina e Scienze della Salute dell’Università di Ghent e del VIB-UGent Center for Inflammation Research.

 

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