I suicidi, l’emergenza dimenticata. Un estratto del libro “Ogni vita conta. Intercettare il rischio suicidario e intervenire con efficacia”, a cura dell’onorevole Romaniello

suicidi

Riportiamo un estratto del libro che si occupa dell’emergenza suicidi “Ogni vita conta. Intercettare il rischio suicidario e intervenire con efficacia” (Franco Angeli), a cura di Cristian Romaniello e che ospita all’interno l’opinione di numerosi professionisti della salute mentale, e non solo.

 

di Cristian Romaniello – deputato della Repubblica italiana

 

Nel nostro Paese, in tempi “ordinari”, considerando l’assenza di un vero osservatorio dedicato, siamo in grado di stimare circa 4mila suicidi all’anno. Questo elemento non tiene conto del dato sommerso, composto da quei suicidi che non abbiamo facoltà di considerare per assenza di strumenti adeguati, come un sistema di rilevamento specifico o un centro studi in forze ad un servizio di osservazione del fenomeno, e possiamo estendere il ragionamento ai tentativi di suicidio, alle ideazioni suicidarie ed ai comportamenti di natura autolesiva. Con un dato sottostimato, dunque, ogni anno contiamo più vittime di suicidio che della strada.
E mentre consideriamo che questo dato evidenzia un dramma, paragonabile ad una bomba atomica dilazionata in 10 anni, capace di far sparire una città di medie dimensioni, cosa possiamo pensare sapendo che tra noi e una persona che si sia tolta la vita ci sono al massimo 4 intermediari relazionali? La teoria del piccolo mondo (nota anche come “teoria dei sei gradi di separazione”) di Stanley Milgram (1933 – 1984), noto psicologo e professore americano operante nel secolo scorso, che prendeva spunto dal racconto dello scrittore ungherese Frigyes Karinthy (1887 – 1938), intitolato Catene (1929), ci assicura che, all’epoca, tra ogni persona e chiunque altro nel Mondo non vi erano più di 6 intermediari relazionali. Alla fine degli anni ‘60, Milgram condusse un esperimento molto elegante. Scelse alcuni cittadini americani del Midwest, e chiese loro di spedire un pacco a un abitante del Massachussets a loro del tutto estraneo. I partecipanti all’esperimento conoscevano il nome del destinatario e lo Stato dove lo stesso viveva, ma non l’indirizzo. Fu quindi chiesto di inviare il pacco alla persona di loro conoscenza che ritenessero avere più probabilità di conoscere il destinatario. Questa persona avrebbe poi a sua volta eseguito lo stesso compito, fino ad arrivare a consegnare il pacco alla persona inizialmente indicata. L’esperimento dimostrò che, per arrivare al destinatario finale, ci vollero mediamente 5,2 passaggi, i gradi di separazione. Si consideri che, con l’avvento dei social network, secondo uno studio dell’Università di Milano, i gradi di separazione si sono ridotti a soli 3,7. Nessuna persona che soffra così tanto da arrivare a togliersi la vita è più distante a noi di così, di questi pochissimi gradi di separazione. L’obiettivo di questo progetto editoriale è stato sin da subito quello di rispondere ad alcune lacune di conoscenza, dal punto di vista tecnico, esperienziale e addirittura legislativo, su un tema troppo trascurato: il suicidio e i fenomeno correlati ad esso…

 

VUOI CONTINUARE A LEGGERE? CLICCA QUI E SCARICA GRATUITAMENTE LA RIVISTA DI FEBBRAIO DI BRAIN