Valerio Rosso: “Così si possono sconfiggere i tabù legati al disagio mentale. Se lo conosciamo possiamo abbattere la paura”

Valerio Rosso

Nel mondo sono 450 milioni le donne e gli uomini affetti da un disturbo mentale. Nel nostro Paese ne soffre una persona su tre per un totale di 17 milioni di italiani. Di questi, quasi 3 milioni hanno sintomi depressivi, e ben 2 milioni sono donne, mentre 1 milione e 300 mila persone ha una diagnosi di depressione maggiore. Numeri tutt’altro che piccoli e che lasciano ben capire si tratti di qualcosa di invisibile ma vicino ad ognuno di noi. Abbattere muri e barriere, accogliere per prevenire, divulgare per cancellare la paura. Sono questi gli obiettivi di chi, giorno dopo giorno, si impegna per far conoscere le malattie mentali affinché queste possano essere qualcosa di diverso da un tabu. Parliamo di Valerio Rosso, noto psichiatra, psicoterapeuta e comunicatore che grazie alla potenza divulgativa sta avvicinando migliaia di persone a un mondo ritenuto da sempre ed erroneamente chiuso e di cui vergognarsi o che deve far paura. Lo specialista, divenuto nel tempo anche Youtuber e podcaster, racconta a Brain in che direzione dobbiamo andare, insieme, per smantellare l’aura nera che aleggia sulle patologie della mente umana. 

 

Come possiamo abbattere i tabu legati alla malattia della mente?

In psichiatria tendiamo a sostituire la parola tabu con stigma nel senso che, relativamente alla malattia mentale, abbiamo dei segni distintivi, dei segnali di riconoscimento che si attribuiscono a chi ha una sofferenza mentale e che alla fine si traduce in una disapprovazione sociale di queste persone. Parlando di fatti recenti, mi viene da pensare alle esternazioni di alcuni politici che con l’antico concetto antropologico e sociologico di devianza hanno causato un po’ di confusione sul tema. Per indagare le cause del tabu in psichiatria, si deve andare alla radice e chiamarlo stigma. Lo stigma non è solo una sorgente di sofferenza aggiuntiva ma è, mediamente, anche responsabile di diffidenza, di diagnosi ritardate, di scarsa consapevolezza della malattia che poi causa ricadute

 

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