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	<title>neuroscienze Archivi - Fondazione BRF</title>
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	<description>Brain Research Fondazione ONLUS</description>
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		<title>San Valentino, così il nostro cervello &#8220;si innamora&#8221;. Cosa scatta nella nostra mente? Le risposte a tutte le nostre domande</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Gazzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 15:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Donatella Marazziti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>*di Donatella Marazziti (articolo tratto dall&#8217;ultimo numero di Professione Sanità) &#160; “Gli uomini devono sapere che dal cervello e solo dal cervello derivano piacere, gioia, riso, scherzo, così come tristezza, pena, dolore e paure. Grazie al cervello noi possiamo pensare, vedere, sentire…”. Senza dubbio l’affermazione...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.fondazionebrf.org/en/san-valentino-cosa-scatta-nella-nostra-mente-quando-ci-innamoriamo/">San Valentino, così il nostro cervello &#8220;si innamora&#8221;. Cosa scatta nella nostra mente? Le risposte a tutte le nostre domande</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.fondazionebrf.org/en">Fondazione BRF</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>*di <a href="https://www.fondazionebrf.org/comitato-scientifico/" target="_blank" rel="noopener">Donatella Marazziti</a> (articolo tratto dall&#8217;ultimo numero di <a href="https://www.fondazionebrf.org/professione-sanita-mensile-ordini-sanitari/">Professione Sanità</a>)</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Gli uomini devono sapere che dal cervello e solo dal cervello derivano piacere, gioia, riso, scherzo, così come tristezza, pena, dolore e paure. Grazie al cervello noi possiamo pensare, vedere, sentire…”. </em>Senza dubbio l’affermazione di <strong>Ippocrate</strong>, uno dei medici più famosi dell’antichità e a cui si attribuisce il giuramento tuttora declamato dai neolaureati in Medicina, può sembrare confortante, perché fa pensare che praticamente da sempre si sapesse che il cervello è la sede delle emozioni, in effetti non è così: per lungo tempo, emozioni e pensiero sono stati a lungo considerati espressioni di processi diversi, localizzati in organi distinti e, quindi, profondamente antitetici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda l’amore, <strong>gli antichi greci ritenevano che fosse necessario l’intervento di un dio</strong>, Eros, che si divertiva a scagliare le sue frecce sui miseri mortali, rendendoli schiavi della passione, come se l’ amore dipendesse da un fattore esterno all’ uomo, in grado di soggiogarlo contro la sua volontà. Eros viene rappresentato con le sembianze di un bambino, eppure, sotto l’ aspetto innocente, nasconde un’estrema crudeltà che si manifesta con le ferite laceranti delle sue frecce che non risparmiano né dei, né uomini. È chiaramente implicito in questa concezione un giudizio negativo sul sentimento amoroso, che si estende anche alle altre emozioni, considerate di gran lunga inferiori al pensiero logico. Platone, così come tanti altri filosofi e poeti, si scaglia contro Eros nel “Convivio” e lo considera un demone nato da povertà ed espediente, sempre agitato ed insoddisfatto.</p>
<p><strong>Se prima il dibattito era di competenza filosofica, nell’ultimo secolo si è andato progressivamente spostando in ambito scientifico e poi neuroscientifico</strong>, fino ai nostri giorni, in cui vediamo che la ricerca biologica non fa che aggiungere tasselli al complesso mosaico dei meccanismi nervosi delle emozioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Oggi sappiamo di essere innamorati perché ce lo dice la corteccia cerebrale</strong> che è in grado di interpretare nella maniera giusta il batticuore e la sensazione di svenimento che ci prende quando incontriamo il nostro partner e che sa distinguere benissimo che questo stato d’animo, pur presentandosi con le stesse modalità, non è la reazione da paura che proviamo quando siamo spaventati da qualcosa o qualcuno. Anche se l’amore nasce nel cervello, però, senza sintomi periferici non ci sarebbe nulla da interpretare: questo vuol dire che il corpo è il teatro delle emozioni.</p>
<p>Quindi, <strong>solo dalla perfetta armonia ed integrazione delle varie componenti del nostro organismo derivano le emozioni ed i sentimenti</strong> e solo la corretta interpretazione che ne dà il nostro cervello ne rende possibile la consapevolezza, acquisizione umana che, a sua volta, è alla base della progettualità, della pianificazione delle strategie ed anche del controllo delle emozioni troppo dolorose, come avviene nel caso dell’ amore quando il sentimento non è ricambiato.</p>
<p>Molto recentemente, i possibili substrati anatomici dell’amore sono stati esplorati con le più moderne tecniche di indagine della funzionalità cerebrali, quali la tomografia ad emissione di positroni (PET), ma siamo in una fase molto iniziale, anche se promettente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mettendo insieme tutti i dati attualmente disponibili, possiamo dire che strutture come <strong>i lobi frontali,</strong> il <strong>lobo limbico</strong> e, in particolare, <strong>l’amigdala</strong>, <strong>l’ippocampo</strong> e <strong>le aree del setto</strong>, sembrano svolgere un ruolo fondamentale nell’elaborazione delle emozioni legate alla passione amorosa, anzi, qualche neuroscienziato parla di un vero e proprio circuito dell’amore che coinciderebbe con quello del cervello sociale. Non tutto il lobo frontale, però, sembra così importante, ma solamente le parti più anteriori, poste davanti all’area che regola il movimento volontario, e che si chiamano <strong>prefrontale </strong>ed<strong> orbito-frontale</strong>. Individui con lesioni circoscritte in queste zone mostrano, infatti, un’intelligenza normale, memoria e linguaggio immodificati, raziocinio pressoché intatto, ma una ridotta capacità di prendere una qualsiasi decisione, insieme ad un appiattimento delle emozioni e dei sentimenti. Il ruolo dell’amigdala nell’elaborazione delle emozioni, ancora, è emerso fin dai primi esperimenti compiuti su scimmie a cui venivano asportati chirurgicamente i due lobi temporali in cui sono contenuti appunto amigdala e ippocampo. Gli esperimenti hanno mostrato il legame tra queste zone e la nostra docilità. Esistono descrizioni di pochi pazienti con lesioni limitate dell’amigdala che però sono molto interessanti: tali individui mostrano disturbi del comportamento emozionale e sociale e, in particolare, manifestano una profonda alterazione della capacità di valutare gli aspetti più sottili e qualitativi delle emozioni ed il significato affettivo di quanto accade intorno a loro: si parla a questo proposito di “<u>cecità affettiva</u>”. C’è, poi, l’area del setto. Negli animali da esperimento la stimolazione di queste aree con elettrodi evoca le cosiddette reazioni da piacere: gli animali, inoltre, se liberi di autostimolarsi, trascurano ogni altro attività, perfino di mangiare e bere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nell’uomo non sono stati ancora trovati dei centri specifici del piacere</strong>, anche se le prime indagini sembrano evidenziare che le emozioni positive possono attivare numerose aree cerebrali, oltre alle “classiche” aree del setto e del lobo limbico già menzionate, e in particolare il circuito dopaminergico che dai nuclei tegmentali va al nucleo accumbens e alla corteccia cerebrale. Senza dubbio il piacere, così come la sofferenza, è un’emozione complessa e non c’è da meravigliarsi troppo che non esistano, almeno nell’uomo, centri del piacere veri e propri, ma che questa sensazione sia il risultato dell’attività di tante aree cerebrali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>È tuttavia affascinante, e non fantascientifico, come qualcuno potrebbe pensare, sostenere che certe emozioni, come l’innamoramento e l’amore, vengano ricercate spontaneamente perché attivano dei circuiti cerebrali</strong> in grado di suscitare sensazioni positive e di benessere, mentre altre vengono evitate proprio per il motivo opposto. Ancora più affascinante è constatare che si tratta di una ricerca spontanea: non ce lo deve insegnare nessuno che amare ed essere riamati rappresenta la gioia più grande della vita, superiore ad ogni gratificazione economica o successo personale, è una consapevolezza iscritta da sempre nella nostra memoria umana.</p>
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		<title>Emergenza coronavirus, lo studio della professoressa Marazziti (Fondazione BRF) su Clinical Neuropsychiatry: &#8220;L&#8217;ormone dell&#8217;amore può contrastare il Covid-19&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Gazzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 12:12:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E se fosse l’ossoticina, l’ormone dell’amore, una delle chiavi per combattere la pandemia da Covid-19? Pochi sanno, infatti, che i soggetti più colpiti dal coronavirus sono proprio quelli caratterizzati da bassi livelli di questo ormone che, tra le altre cose, è un potente anti-infiammatorio sistemico...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E se fosse l’<strong>ossoticina</strong>, l’<em>ormone dell’amore</em>, una delle chiavi per combattere la pandemia da Covid-19? Pochi sanno, infatti, che i soggetti più colpiti dal coronavirus sono proprio quelli caratterizzati da bassi livelli di questo ormone che, tra le altre cose, è un potente anti-infiammatorio sistemico che non deprime il sistema immunitario, e di cui si dispone in grandi quantità e a basso costo. Nulla vieterebbe, dunque, di somministrarlo come terapia. L’interessante tesi è stata avanzata nell’ultimo numero di <strong><a href="https://www.clinicalneuropsychiatry.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Clinical Neuropsychiatry</em></a></strong> dalla professoressa<strong> Donatella Marazziti</strong>, psichiatra dell’Università di Pisa, docente all’Unicamillus di Roma e <a href="https://www.fondazionebrf.org/comitato-scientifico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Responsabile delle ricerche della Fondazione BRF – Istituto per la Ricerca in Neuroscienze e Psichiatria</strong></a>, insieme agli autori degli altri articoli pubblicati sulla rivista: <strong>Phuoc-Tan Diep</strong>, <strong>Benjamin Buemann</strong>, <strong>Kerstin Uvnäs-Moberg.</strong> «Attualmente – spiega la professoressa Marazziti – non esistono spiegazioni convincenti sulla morbilità e mortalità associate alla <strong>pandemia da Covid-19</strong>. Per questo motivo, le strategie terapeutiche sono perlopiù empiriche, derivate da esperienze con virus correlati come quello della Sars, o di supporto vitale nei casi più gravi. Al momento sono stati autorizzati degli studi clinici controllati con farmaci antivirali o altri che, come tali, richiedono tempi tecnici lunghi. Intanto, ogni giorno assistiamo alla perdita di vite umane».</p>
<p><strong><img loading="lazy" class=" wp-image-21839 alignleft" src="https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2019/10/marazziti-300x300.jpg" alt="" width="348" height="348" srcset="https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2019/10/marazziti-300x300.jpg 300w, https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2019/10/marazziti-150x150.jpg 150w, https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2019/10/marazziti-570x570.jpg 570w, https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2019/10/marazziti-500x500.jpg 500w, https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2019/10/marazziti.jpg 590w" sizes="(max-width: 348px) 100vw, 348px" />Cos’è l’ossitocina?</strong><br />
L’ossitocina è un ormone peptidico prodotto nell’ipotalamo che svolge funzioni molteplici sia nel cervello che negli organi periferici. Se alcuni decenni fa le sue attività sembravano limitate alla facilitazione del parto e della lattazione, studi seguenti hanno evidenziato come svolga un ruolo chiave nella socializzazione tanto che viene definito l’ormone dell’amore.</p>
<p><strong>Cosa c’entra con il Covid-19?</strong><br />
La nostra ipotesi parte da alcune semplici osservazioni. Il coronavirus colpisce soprattutto alcune tipologie di persone: soprattutto gli anziani; più gli uomini che le donne; i soggetti che hanno altre patologie, gli afro-americani. Variazioni nei livelli di ossitocina potrebbero spiegare in parte la gravità diversa dell’infezione da Covid-19 rilevata nei soggetti sopramenzionati, tutti caratterizzati da bassi livelli di ossitocina. Pertanto riteniamo che queste considerazioni rappresentino un valido motivo per proporre la somministrazione di ossitocina come terapia nei pazienti Covid-19. L’alta mortalità di questi soggetti è infatti dovuta ad un’esagerata risposta infiammatoria che porta da una sindrome respiratoria acuta (ARSD) a danni multiorgano generalizzati. Non solo: è interessante sottolineare come l’ossitocina sia potente anti-infiammatorio sistemico che, al contrario dei glucocorticoidi, non deprime il sistema immunitario, e stimola i linfociti e i processi riparativi dell’organismo.</p>
<p><strong>Quali sarebbero i vantaggi?</strong><br />
L’ossitocina è usata anche come induttore del parto in tutti gli ospedali del mondo, per cui è facilmente disponibile, è a bassissimo costo, e non provoca che effetti collaterali irrilevanti.</p>
<p><strong>Dunque come suggerirebbe di procedere?</strong><br />
Riteniamo che basterebbero poche settimane per misurare i livelli di ossitocina nei pazienti Covid-19, con diversi livelli di gravità; e poi implementare studi clinici controllati per verificare l’effettiva efficacia dell’ossitocina stessa nei pazienti più gravi.</p>
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		<title>Borsa di studio e ricerca in Psichiatria e Neuroscienze. Al via la terza edizione del bando &#8220;A. Gatto&#8221;: 12mila euro per ricercatori under 35</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Gazzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2019 11:23:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Gatto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Restituire voce alla ricerca libera. È questo l’intento della Fondazione BRF con la borsa di studio “Antonio Gatto” che giunge adesso al suo terzo bando e metterà a disposizione 12mila euro per il prossimo anno per sviluppare una ricerca indipendente nel campo della psichiatria e delle...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.fondazionebrf.org/en/borsa-di-studio-fondazione-brf-ricerca-antonio-gatto-psichiatria-neuroscienze/">Borsa di studio e ricerca in Psichiatria e Neuroscienze. Al via la terza edizione del bando &#8220;A. Gatto&#8221;: 12mila euro per ricercatori under 35</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.fondazionebrf.org/en">Fondazione BRF</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Restituire voce alla ricerca libera</strong>. È questo l’intento della Fondazione BRF con la<strong> borsa di studio “Antonio Gatto”</strong> che giunge adesso al suo terzo bando e metterà a disposizione <strong>12mila euro per il prossimo anno</strong> per sviluppare una ricerca indipendente nel campo della psichiatria e delle neuroscienze. La borsa di studio “Antonio Gatto”, promossa dalla Famiglia Gatto in collaborazione con la Fondazione BRF Onlus – Istituto per la ricerca scientifica in psichiatria e neuroscienze,<strong> sarà attivo fino al 21 dicembre 2019</strong>, ed è rivolto ai i giovani ricercatori italiani.</p>
<p>«Ogni anno – spiega il Presidente della <em>Fondazione BRF</em> <strong>Armando Piccinni</strong> – 3mila ricercatori lasciano il nostro Paese per andare a lavorare all’estero. Si tratta di stime allarmanti, che raccontano perfettamente lo stato di difficoltà che la ricerca sta vivendo adesso in Italia. In questo momento avere persone come Paola e Vincenzo Gatto che impegnano una quota del patrimonio personale per finanziare un giovane ricercatore è un’iniziativa lodevole e di grande valore».</p>
<p>La borsa di studio è nata nel ricordo di Antonio Gatto, prematuramente scomparso, e mirerà con 12mila (10mila euro messi a disposizione dalla Famiglia Gatto e 2mila integrati dalla stessa Fondazione) a <strong>promuovere il talento e l’iniziativa di un giovane ricercatore italiano in campo scientifico</strong>. La borsa di studio si è fino a oggi configurata come una <strong>grande opportunità per i giovani ricercatori italiani</strong> che ne hanno usufruito, e che hanno avuto così la possibilità di lavorare su un progetto di ricerca libero e indipendente.</p>
<p>«Mi auguro – conclude il Presidente Armando Piccinni &#8211; che <strong>il contributo del giovane ricercatore o della giovane ricercatrice che vincerà questa borsa di studio potrà onorare la memoria di Antonio Gatto</strong>. La ricerca nel mondo della psichiatria e delle neuroscienze racchiude una sfida importante per il nostro tempo, e il nostro desiderio è quello di continuare ad indagare con uno sguardo indipendente e libero questo importante universo».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Chiunque sia interessato a partecipare, può mandare una mail a: candidature@fondazionebrf.org</strong></p>
<h3 style="text-align: center;"><a href="https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/Bando-Borsa-Antonio-Gatto-Fondazione-BRF-1.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">BANDO BORSA DI RICERCA &#8220;ANTONIO GATTO&#8221;</a></h3>
<h3 style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/Allegato-1.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCHEDA PER IL CANDIDATO DA ALLEGARE ALLA DOMANDA</a></strong></h3>
<h3 style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2020/01/Graduatoria-Borsa-di-Studio-Antonio-Gatto-.pdf">GRADUATORIA DEFINITIVA</a></strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.fondazionebrf.org/en/borsa-di-studio-fondazione-brf-ricerca-antonio-gatto-psichiatria-neuroscienze/">Borsa di studio e ricerca in Psichiatria e Neuroscienze. Al via la terza edizione del bando &#8220;A. Gatto&#8221;: 12mila euro per ricercatori under 35</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.fondazionebrf.org/en">Fondazione BRF</a>.</p>
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