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	<title>bambini Archivi - Fondazione BRF</title>
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	<description>Brain Research Fondazione ONLUS</description>
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		<title>Natale e Covid, l&#8217;intervista al prof. Piccinni: &#8220;Saranno feste diverse dagli anni passati. Dobbiamo stare vicini ai bambini e a chi è in isolamento&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Gazzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2020 07:57:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Armando Piccinni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inutile dire che il Natale cui andiamo incontro sarà un Natale profondamente diverso rispetto agli anni passati, a causa della pandemia da Covid-19. Ed è altrettanto inutile dire che il periodo che stiamo vivendo è profondamente critico e tocca tutti, o per ragioni prettamente sanitarie...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.fondazionebrf.org/en/natale-covid-armando-piccinni-proteggere-bambini-anziani-isolamento/">Natale e Covid, l&#8217;intervista al prof. Piccinni: &#8220;Saranno feste diverse dagli anni passati. Dobbiamo stare vicini ai bambini e a chi è in isolamento&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.fondazionebrf.org/en">Fondazione BRF</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Inutile dire che il Natale cui andiamo incontro sarà un Natale profondamente diverso rispetto agli anni passati, a causa della pandemia da Covid-19. Ed è altrettanto inutile dire che il periodo che stiamo vivendo è <strong>profondamente critico</strong> e tocca tutti, o per ragioni prettamente sanitarie o per ragioni economiche dovute alla crisi o, infine, per ragioni di isolamento, riduzione degli spostamenti, difficoltà di avere contatti amicali e familiari. <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.fondazionebrf.org/natale-covid-questionario-fondazione-brf/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Proprio per questo la Fondazione BRF ha elaborato un questionario &#8211; che invitiamo tutti a realizzare &#8211; che consentirà di comprendere come ognuno di noi si sta preparando a festeggiare i prossimi giorni</strong></a>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Guarda il video del professor Piccinni ospite di Linea Verde (Rai1)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&#038;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Ffondazionebrf%2Fvideos%2F392129982123014%2F&#038;show_text=false&#038;width=560" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p style="text-align: left;">
<p>Qui di seguito, invece, ecco l&#8217;intervista che abbiamo realizzato al presidente della Fondazione BRF, lo psichiatra <strong>Armando Piccinni</strong>, per comprendere <strong>quali sono i fattori di rischio psicologico nel periodo natalizio, quali potrebbero essere le categorie più a rischio e, soprattutto, in che modo poter trascorrere sereni giorni di festa</strong>.</p>
<p><strong>Che Natale ci aspetta, professore?</strong><br />
Le possibilità che ci si pongono davanti sono essenzialmente due: c’è chi vivrà il periodo festivo lontano dai propri cari, costretto su un letto di ospedale o chiuso in una stanza in isolamento; e chi, invece potrà quantomeno godere del calore familiare pur dovendo rinunciare a tavolate, feste in piazza o shopping sfrenato. Le feste natalizie, il momento di maggiore conforto familiare, metterà inevitabilmente ancora più in evidenza come il virus riguardi tutti proprio per questi motivi. Quello che ci accomuna ormai da mesi, è <strong>un senso di provvisorietà, di timore per il futuro, di paura per quello che potrà accadere</strong>. Sentimenti a seconda delle emotività più o meno duri da affrontare specie in un momento in cui tradizionalmente siamo abituati a stringerci attorno ai nostri cari.</p>
<p><strong>Quali sono i fattori di rischio psicologico nel periodo natalizio?</strong><br />
Normalmente il periodo di Natale prevede una vicinanza molto forte e prolungata tra i membri della famiglia. In questo periodo di maggiori restrizioni la vicinanza tra famigliari è divenuta molto più frequente e prolungata, tenendo conto che si tratta di una condizione forzata è possibile che ci sia il rischio che si generino delle tensioni e possa venire meno la tolleranza l’uno dell’altro. Si tratta in pratica di un periodo in cui il nostro stile di vita è stato modificato. E’ possibile che si generino momenti di intolleranza. Dobbiamo cercare di essere più flessibili riguardo alle nostre abitudini e più tolleranti nei confronti di quelle degli altri. Gli altri, non meno che noi, sono nella nostra medesima condizione. Al contrario, chi vive in solitudine tutto l’anno proprio in questo periodo sente maggiormente il peso della propria condizione e la mancanza delle persone care. Dobbiamo ricordarci di sostenerli e aiutarli.</p>
<p><strong>Che ripercussioni avrà la pandemia di COVID sulle famiglie e sui singoli?</strong><br />
Oltre agli aspetti affettivi e sociali, bisogna ricordarci di chi l’angoscia del Natale la sente per le restrizioni economiche che è costretto a subire. Se tra i nostri amici o parenti ci sono persone in queste condizioni ricordiamoci di loro e se con delicatezza riusciamo a dare un qualsivoglia aiuto questo potrà scaldare il cuore nostro e di chi lo riceve.</p>
<p><strong>Come possiamo proteggere i bambini dai timori legati a questo Natale?</strong><br />
Un discorso a parte meritano i bambini. I più piccoli non hanno ancora l’abitudine al tipo di Natale a cui noi siamo abituati. L’esperienza di questo Natale in qualche maniera resterà come un segno permanente che avrà il suo valore formativo, proprio come tutte le difficoltà superate e vinte. Resterà nella loro testa come il Natale del Covid. Sta a noi adulti cercare di attenuare più possibile i sentimenti di paura e di ansia. Bisogna tener conto che, rispetto anche al primo lockdown, i più piccoli vivono un profondo senso di disorientamento dovuto a un orizzonte aleatorio e non percepito come vicino. Ma i bambini, soprattutto, vedono i genitori come delle piccole divinità e se vedono i loro “dei” ansiosi e preoccupati, loro ingloberanno questi sentimenti. <strong>Vedere, invece, i propri genitori rilassati e in armonia permetterà ai più piccoli di vivere serenamente le feste</strong>. Anche questo Natale dovrà rimanere per i bimbi momento di gioia e di magia. Babbo Natale non si farà fermare dal Covid.</p>
<p><strong>Come vivere, dunque, al meglio le nostre feste?</strong><br />
Le festività natalizie, comunque vada, saranno in ogni caso un’isola di serenità e di gioia, uno stacco anche provvisorio dal panorama sconsolante che in questo periodo ci circonda. <strong>Anche per questa ragione è il momento di rivalutare la valenza spirituale della festa a discapito di quella consumistica</strong>. Bisogna cogliere l’occasione per fare qualche piccola buona azione, pensando alle persone meno fortunate di noi e al modo in cui potremmo donare un sorriso a qualcuno. <strong>Fare del bene ci farà del bene</strong>.</p>
<p><strong>Come possiamo stare vicino a chi, invece, dovrà passare le feste in isolamento?</strong><br />
L’affetto ed il legame in questi casi si trasmettono anche con piccole azioni che testimonino l’amore verso la persona fisicamente distante. L’amore, dopotutto, è un sentimento di per sé “strano” che non è mai sopito, non conosce stasi, ha bisogno di essere alimentato continuamente da segnali, messaggi, frasi. <strong>Far arrivare ai nostri cari un pacchettino, un messaggio, una lettera scritta a mano, un piccolo dono, anche piccole cose di scarso valore venale ma di grande valore affettivo</strong> e donati con garbo e grazia, serviranno a far capire che quella persona ci manca, che il nostro pensiero è rivolto a lei.</p>
<p><strong>Quali possono essere i benefici per il nostro cervello?</strong><br />
<strong>I pensieri di affetto fanno sempre bene al cervello, migliorano la sua attività ed alimentano la positività</strong>. Credere che il nostro cervello sia a capo solo della nostra attività razionale è sbagliato. Fondamentale è anche la parte emotiva che, specie in questo periodo, si ritrova ad essere determinante anche per l’attività razionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;"><a href="https://www.fondazionebrf.org/natale-covid-questionario-fondazione-brf/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>VUOI SAPERE CON QUALE UMORE TRASCORRERAI LE PROSSIME FESTE? COMPILA IL TEST DELLA FONDAZIONE BRF</strong></a></h3>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>È giusto o meno dare smartphone o tablet ai bambini? Risponde il professor Biggio: &#8220;No al divieto assoluto, ma attenzione massima. Il nostro cervello si sta modificando: tra qualche decennio sarà diverso&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Gazzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 13:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Biggio]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In che modo i social e gli smartphone influiscono sulla nostra vita e, dunque, sul nostro cervello? Non tutti, probabilmente, ne sono consapevoli ma – nel bene o nel male – quella che stiamo vivendo è «una rivoluzione epocale poiché le interazioni sociali stanno cambiando....</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.fondazionebrf.org/en/giusto-dare-smartphone-social-bambini/">È giusto o meno dare smartphone o tablet ai bambini? Risponde il professor Biggio: &#8220;No al divieto assoluto, ma attenzione massima. Il nostro cervello si sta modificando: tra qualche decennio sarà diverso&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.fondazionebrf.org/en">Fondazione BRF</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In che modo i social e gli smartphone influiscono sulla nostra vita e, dunque, sul nostro cervello?</strong> Non tutti, probabilmente, ne sono consapevoli ma – nel bene o nel male – quella che stiamo vivendo è «una rivoluzione epocale poiché le interazioni sociali stanno cambiando. Le nuove tecnologie, i social, il modo in cui ci approcciamo a questo mondo, sta strutturando un cervello diverso, non necessariamente peggiore. Semplicemente diverso». È lucida l’analisi di <strong>Giovanni Biggio</strong>, professore ordinario di Neuropsicofarmacologia presso l’<strong>Università degli Studi di Cagliari</strong>, membro dell’American College of Neuropsychopharmacology, e uno dei massimi esperti in Italia e in Europa di come le nuove tecnologie stiano influenzando il nostro cervello. E, dunque, l’essere umano.</p>
<p><strong>Professore, il mondo sembra dividersi in due correnti: coloro che ritengono che i social e gli smartphone siano un bene senza pari e coloro che, invece, hanno una visione catastrofista. Chi ha ragione?</strong><br />
Il punto è innanzitutto capire come i social vengono utilizzati e per quanto tempo. Ora comunichiamo solo attraverso i social. Prima ci si trovava in piazza, al bar, alla parrocchia. Oggi tutte queste interazioni si stanno riducendo e si comunica tramite chat istantanee. Ciò sta diminuendo la nostra tradizionale capacità interattiva e ovviamente tale situazione influisce sul cervello.</p>
<p><strong>In che senso?</strong><br />
Tenga conto di questo: i due fattori che storicamente e biologicamente hanno consentito lo sviluppo del cervello nelle varie evoluzioni sono stati l’interazione sociale e il cibo.</p>
<p><strong>Cosa sta succedendo oggi?</strong><br />
Stiamo vivendo una rivoluzione epocale poiché le interazioni sociali stanno cambiando. Si sta strutturando un cervello diverso, non necessariamente peggiore. Semplicemente diverso. Quella attuale è una generazione di transizione.</p>
<p><strong>Cosa potrebbe accadere ora?</strong><br />
Gli effetti di questo passaggio saranno visibili tra qualche decennio, quando il nostro cervello sarà diverso e dovrà confrontarsi con un mondo diverso, con interazioni diverse. E con interazioni intendiamo non solo quelle umane, ma anche quelle con istituzioni, banche, e così via. Interazioni, cioè, per le quali utilizzeremo sempre più i processi informatici e non relazionali nel senso proprio del termine. Avremo macchine che funzioneranno anche a distanza. Tutto questo comporta che oggi abbiamo un cervello che deve strutturarsi in maniera diversa.</p>
<p><strong>Dunque non bisogna avvicinarsi a social e tecnologie con paura apocalittica?</strong><br />
Assolutamente no. Però non bisogna usare il sistema informatico e gli smartphone in modo anomalo: chi oggi lo fa, rischia di diventarne vittima.</p>
<p><strong>Può farci qualche esempio?</strong><br />
Ci sono ragazzi che usano smartphone o tablet più o meno 24 ore su 24. Lo usano a scuola, lo usano per fare i compiti e se casomai gli togli lo smartphone non riescono più a studiare, perché ormai il loro stile di vita prevede che mentre studiano, ricevono il messaggio e rispondono. E se non hanno questa possibilità, diventano nervosi, si deconcentrano. In altre parole: entrano in crisi di astinenza. Una parte di coloro che lo usano eccessivamente, è geneticamente più vulnerabile e quindi è più debole e corre il pericolo di diventare vittima dei nuovi strumenti. C’è chi, ad esempio, lo usa fino a notte fonda, tanto che negli Stati Uniti ormai a scuola si entra alle 10,00 e non più alle 8,00 perché altrimenti gli alunni si addormentano.</p>
<p><strong>Nel bene o nel male sta già cambiando il nostro stile di vita…</strong><br />
Esatto. E, con questo, anche il nostro cervello. Permane, però, il rischio patologico che io individuerei proprio in chi utilizza lo smartphone fino a notte fonda. La deprivazione di sonno sta facendo vittime. Ma anche se si pensa a comportamenti ordinari, è facile notare come la concentrazione dei nostri studenti sia in calo. E ciò è conseguenza della riduzione delle ore del sonno. Basta fare un esperimento. Se si chiede agli studenti chi utilizza lo smartphone dopo cena, la risposta è: tutti. Se si chiede chi lo utilizza dopo la mezzanotte, siamo intorno al 98%.</p>
<p><strong>Perché è così importante dormire?</strong><br />
Quando noi non dormiamo, basta anche solo una notte, accumuliamo nel nostro cervello molecole tossiche come la betamiloide. Parliamo di molecole che per la demenza possono essere determinanti. Quando invece dormiamo, il cervello scarica queste scorie e vengono allontanate. E questa è una delle funzioni fondamentali del sonno, che ripulisce il cervello. Senza sonno si rischia di accumulare un decadimento cognitivo sin dall’età adolescenziale.</p>
<p><strong><img loading="lazy" class="wp-image-22641 alignleft" src="https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2020/02/giovanni-biggio-300x169.jpg" alt="" width="351" height="198" srcset="https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2020/02/giovanni-biggio-300x169.jpg 300w, https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2020/02/giovanni-biggio-768x432.jpg 768w, https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2020/02/giovanni-biggio-1024x576.jpg 1024w, https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2020/02/giovanni-biggio-700x394.jpg 700w, https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2020/02/giovanni-biggio-539x303.jpg 539w, https://www.fondazionebrf.org/wordpress/wp-content/uploads/2020/02/giovanni-biggio.jpg 1280w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" />A cosa può portare tale situazione?</strong><br />
Tra chi fa le ore piccole, c’è poi chi non regge, chi è più geneticamente più vulnerabile. Immagini che tra le prime cause al mondo nell’attivazione dell’aggressività e della violenza del cosiddetto “bullo”, c’è la deprivazione di sonno. Non solo. Ci sono altri studi americani che dicono che la riduzione del sonno porta alla riduzione anche del tono dell’umore, cioè il venir meno del benessere psicologico, cosa che potrebbe comportare atti di autolesionismo. In alcuni casi si è arrivati anche a episodi di suicidio. Non è un caso che è nato, prima in Giappone poi nel resto del mondo, il fenomeno dell’hikikomori.</p>
<p><strong>Tutto questo dipende dalla reazione del nostro cervello al nuovo stile di vita &#8220;2.0&#8221;?</strong><br />
Assolutamente sì. Il cervello, soprattutto nella parte frontale, ha una peculiarità anatomica assoluta nell’adolescente: l’area limbica è l’area che contiene i nuclei amigdala, accumbens e ippocampo, che controllano le emozioni; nell’adolescente questi nuclei sono sviluppatissimi e poi si ridimensionano quando si arriva all’età adulta intorno ai 23-25 anni nel sesso femminile, intorno ai 27-29 anni nel sesso maschile. Si diventa adulti quando, rispetto all’area limbica che dà emozioni, la corteccia frontale si rafforza e dà gli impulsi inibitori che frenano emozioni e trasgressioni. Ecco: se non si dorme, la corteccia frontale è stanca e le trasgressioni, a maggior ragione negli adolescenti, non hanno freni. Pensi a chi è connesso notte e giorno: questo accade proprio perché i giovani sono attratti in modo straordinario dal computer per via dei nuclei dell’area limbica, ma in questo modo la corteccia si stanca facilmente e non è più in grado di controllare gli impulsi dell’amigdala; si sviluppa così la via dell’aggressività verso se stessi e verso gli altri. E allora c’è il fenomeno di chi salta da una finestra all’altra facendosi i selfie oppure di chi se li fa sui binari del treno.</p>
<p><strong>Resta la domanda: è lecito dare lo smartphone a un bambino di 10 mesi?</strong><br />
È uno dei problemi capitali della società contemporanea. Oggi ci sono genitori che danno al bambino di 10 mesi l’iPad o lo smartphone. Il punto è stabilire delle regole: dare un telefono a 10 mesi è in ogni caso fuori luogo; se invece il bambino fa le elementari è giusto darglielo ma qualche ora, dopodiché basta. Il problema è che sono sempre più le coppie che casomai danno l’iPad al bambino in culla così sta buono: ma il rischio è che così “sta buono” fino alle 2-3 di notte e si incorre nel rischio di dipendenza. A quell’età, invece, il bambino deve dormire; con le nuove tecnologie, invece, si rischia di privarlo del sonno sin da neonato. A quel punto se gli togli il telefono, il bambino piange, strepita, grida, reazioni che invece non si hanno se gli togli un giocattolo.</p>
<p><strong>Insomma, no al divieto assoluto ma attenzione massima.</strong><br />
Siamo una generazione di transizione. Tra alcuni decenni il cervello si stabilizzerà e saremo molto più solidi anche nell’utilizzo delle nuove tecnologie. Però oggi le persone più fragili e più vulnerabili soccombono. I genetisti già due anni fa ci hanno detto che l’evoluzione dei geni sta andando a una velocità pazzesca, nell’arco di una sola generazione. Ciò vuol dire cambiamenti importanti nel giro di pochi decenni mentre prima si verificavano dopo 100-200 anni. E tutto questo, ovviamente, coinvolge anche e soprattutto il nostro cervello.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.fondazionebrf.org/en/giusto-dare-smartphone-social-bambini/">È giusto o meno dare smartphone o tablet ai bambini? Risponde il professor Biggio: &#8220;No al divieto assoluto, ma attenzione massima. Il nostro cervello si sta modificando: tra qualche decennio sarà diverso&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.fondazionebrf.org/en">Fondazione BRF</a>.</p>
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