Coronavirus e Fase 2: nessuno dimentichi l’emergenza psichiatrica. L’intervento del presidente Piccinni su “Il Tirreno”

emergenza psichiatrica

Articolo tratto da “Il Tirreno” in edicola domenica 3 maggio

 

di Armando Piccinni*

 

Oggi entreremo ufficialmente nella cosiddetta “Fase 2” dell’emergenza Covid-19 ed è bene, com’è nell’intento del governo, che si ragioni sulla base delle indicazioni scientifiche per evitare nuovi potenziali focolai. Nel frattempo, però, l’emergenza psichiatrica è già in atto: l’epidemia da coronavirus ha creato un diffuso sentimento di panico ed ansia, a causa dell’isolamento forzato a cui siamo stati sottoposti e che contrariamente alle nostre aspettative continua tuttora, sommato alla paura del contagio e all’assenza di una terapia farmacologica o vaccinale.

Come sottolineava l’Organizzazione Mondiale della Sanità in un report di qualche anno fa, «l’alto numero di persone che si ammalano e muoiono e le enormi perdite economiche associate a un’epidemia o una pandemia portano ad un alto rischio psicosociale». Notoriamente, infatti, la fase di “scampato pericolo” è quella in cui la maggior parte dei disturbi si manifesta. Numerosi studi scientifici attestano come dopo un periodo di forte emergenza, specie in casi di isolamento obbligatorio, i casi di Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD) o casi di ansia, depressione, attacchi di panico aumentino sensibilmente. Riporto qui qualche dato che la Fondazione BRF, sulla scorta di precedenti studi scientifici, ha raccolto nelle ultime settimane: dopo l’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, ad esempio, studi hanno evidenziato disturbi depressivi post-disastro in un americano su quattro. Una ricerca su una popolazione canadese sottoposta a quarantena dopo l’epidemia da Sars nel 2003 ha riscontrato sintomi da stress post-traumatico in un cittadino su tre.

I dati sono ancora più allarmanti se prendiamo in considerazione la crisi economica del 2008, dove i disturbi mentali sono stati spesso fonte di atti suicidari: in Grecia è stato osservato un aumento del 40% dei suicidi nella prima metà del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010. Per quanto riguarda l’Italia, uno studio basato su dati relativi al periodo 2000-2010, ha stimato per il nostro Paese 290 suicidi e tentativi di suicidio per motivazioni economiche dovuti alla recessione. Senza dimenticare, peraltro, che l’aumento del numero di suicidi è solo una piccola parte del disagio emotivo: si stima che i tentativi di suicidio potrebbero essere stati 40 volte più numerosi di quelli compiuti e per ogni tentativo circa 10 persone hanno avuto il solo pensiero di auto-soppressione.

Ora è come se fossimo davanti a macerie su un campo di battaglia, da cui si dovrà ricostruire. Potenzialmente saranno colpite in quest’emergenza psichiatrica le persone più fragili, quelle che nell’ordinario sono maggiormente sensibili agli eventi, che hanno maggiore tendenza all’ansia, che sono apprensive, spesso dubbiose, che tendono ad immaginare l’evoluzione negativa dei fatti privilegiando la valutazione dei pericoli.

Proprio per questo è necessario organizzare in maniera strutturata una risposta all’emergenza psichiatrica e alle richieste di aiuto che in modo crescente si stanno presentando. Diventa fondamentale creare un progetto strutturato con esperti per garantire supporto psicologico nel post-emergenza Covid-19, affinché possa essere affrontata questa ondata di casi che, verosimilmente, l’ordinaria componente psicologico-psichiatrica del Servizio sanitario nazionale non potrebbe reggere. La Fondazione BRF ha già proposto, sia al ministero della Salute che a varie amministrazioni regionali a cominciare dalla Toscana, un programma – sostenuto da diversi centri di ricerca e università e da enti professionali (biologi e psicologi) – per istituire un Team con psicologi, psichiatri, biologi ed esperti della materia, di modo da garantire risposte all’emergenza psichiatrica ed aiuto alla cittadinanza, mediante la costruzione di una rete tra istituzioni, terzo settore, volontariato e specialisti. È vitale che nella ripartenza del nostro Paese si tenga conto anche della salute mentale. Interventi precoci potranno evitare esordi di disturbi psichiatrici o aggravamento di condizioni già in atto.

Appena insediatosi, quando tutti eravamo ben lontani dal Covid-19, il ministro della Salute Roberto Speranza aveva lanciato un messaggio importante sul tema, confermando «il sostegno sul monitoraggio e l’implementazione del piano nazionale sulla salute mentale». Mai come in questo momento è necessario agire di anticipo. Perché, se la catastrofe del coronavirus non era prevedibile, gli effetti sulla salute mentale di donne e uomini vulnerabili sono alle porte e devono essere affrontati e contrastati prima che sia troppo tardi.

 

*Psichiatra, professore straordinario all’Unicamillus, presidente della Fondazione BRF – Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze

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