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Un nuovo studio per riflettere sulle evoluzioni delle cure per il disturbo ossessivo-compulsivo

Perché le cure del OCD non hanno avuto giusto seguito?

Un importante lavoro firmato da Donatella Marazziti, membro del nostro Comitato Scientifico, riflette sugli sviluppi delle terapie riguardanti il disturbo ossessivo-compulsivo. 
Lo studio analizza il periodo che parte dalla metà degli anni Ottanta, quando si è verificata una rivoluzione nel modo in cui i medici si sono avvicinati al trattamento farmacologico del disturbo ossessivo-compulsivo (OCD). All'epoca, i medici adottarono infatti l'uso di serotonina (5-HT), inibitore del re-uptake, come valida opzione di trattamento appena fu dimostrato che i pazienti OCD avevano risposto specificamente al 5-HT in circa il 60% dei casi complessivi. 
Prove che suggeriscono un ruolo per i composti serotoninergici in OCD sono state ulteriormente fornite con sempre maggiore evidenza negli anni successivi. 
Da allora, sono stati proposti un certo numero di diversi composti che modulano più o meno direttamente il sistema 5-HT, anche se altri obiettivi terapeutici sono stati considerati. Purtroppo, nonostante il progresso scientifico nella comprensione del disturbo ossessivo-compulsivo, alcune delle proposte di trattamento avanzate anni fa non hanno mai raggiunto un'evoluzione. 
Lo scopo di questo lavoro è quello di riflettere e commentare le possibili ragioni che avrebbero potuto portare a trascurare o scartare questi farmaci, che avrebbero potuto essere efficaci nel trattamento di OCD, dalle terapie specifiche.  

Leggi lo studio intero cliccando qui


disturbo ossessivo compulsivo